
Dal 2D al 3D: cosa cambia per chi disegna da anni
Di Fabrizio, progettista meccanico dal 1986
Le regole del disegno restano le tue. Cambia l'ordine del lavoro: prima il pezzo, poi la tavola. Cosa resta, cosa cambia, dove ci si blocca all'inizio e da dove partire.
In breve
Se disegni in 2D da anni, passare al 3D non vuol dire ricominciare da capo: le regole del disegno restano le stesse, cioè viste, metodo E, sezioni, quote, tolleranze e cartiglio. Cambia l'ordine del lavoro: in un CAD 3D parametrico come Inventor prima modelli il pezzo, poi ricavi la tavola dal modello, e la tavola resta collegata. Una modifica fatta nel pezzo arriva da sola alle viste, agli assiemi e alla distinta. I blocchi più comuni sono due: pensare per viste invece che per volumi, e vincolare gli schizzi. Si parte da un pezzo che hai già disegnato in 2D.
In questo articolo
- Cosa resta uguale (ed è la parte più lunga da imparare)
- Cosa cambia: prima il pezzo, poi la tavola
- In 2D e in 3D, fianco a fianco
- Dove ci si blocca all'inizio
- Da dove partire
- Riferimenti
- Domande frequenti
Cosa resta uguale (ed è la parte più lunga da imparare)
Se fai tavole in 2D da tempo, hai già in mano la parte del mestiere che chiede più anni. Sai quali viste servono, dove va una sezione, da quale superficie parte una quota perché l'officina costruisca il pezzo senza telefonarti.
- Le norme. Proiezioni con il metodo E, tipi di linee, sezioni e tratteggi, quotatura, tolleranze, rugosità. Il CAD non le cambia.
- Le scelte. Quali viste mettere, quali quote, dove serve una tolleranza. Il 3D le viste te le fa, ma quali mettere lo decidi tu.
- Il cartiglio e le revisioni. Un disegno emesso non si tocca senza cambiare revisione, in 2D come in 3D.
Per questo chi arriva dal 2D parte avanti rispetto a chi impara il programma senza conoscere il disegno.
Cosa cambia: prima il pezzo, poi la tavola
In 2D il pezzo esiste solo nella tua testa. Sul foglio disegni le viste, una per una, e le tieni coerenti tu. Un foro da Ø14 lo disegni tre volte: un cerchio in una vista, due linee nascoste nelle altre due. Se il foro si sposta di 5 mm, lo sposti tre volte. Se ne dimentichi uno, la tavola dice due cose diverse.
In 3D lo fai al contrario. Costruisci il pezzo una volta, quasi come se lo lavorassi: parti da un blocco, togli, aggiungi, fori, smussi. Poi la tavola la ricavi dal modello. Le viste sono proiezioni dello stesso pezzo, e non possono contraddirsi.

La stessa staffa a L in due modi. A sinistra le tre viste con il metodo E: il foro Ø14 è un cerchio nella vista dall'alto e due linee nascoste nelle altre, e in 2D lo disegni tre volte. A destra il modello 3D: il foro si fa una volta, e le viste si ricavano da lì.
Il modello parametrico
In Inventor la forma del pezzo è guidata da quote e vincoli. Cambi 80 in 90 e la staffa si allunga. Il foro, se lo hai quotato dalla faccia giusta, resta dove deve stare. Vuol dire che come quoti il modello decide come si comporta quando lo modifichi. Come si costruisce un pezzo, dallo schizzo alla feature, lo spiego in Inventor da zero; la parola la trovi anche nel glossario.
Le modifiche che si propagano
La tavola è collegata al modello. Cambi una misura nel pezzo e si aggiornano le viste, le quote recuperate dal modello e ogni assieme che usa quel pezzo. Due cose però restano tue: le quote aggiunte a mano sulla tavola vanno ricontrollate, e la revisione la cambi tu. Il CAD aggiorna le linee, non si prende la responsabilità del disegno.
Gli assiemi e la distinta
In 2D il disegno di assieme è un altro disegno da tenere allineato ai particolari. In 3D l'assieme è fatto con i pezzi veri, montati con i vincoli di assieme come li monteresti al banco. Se due pezzi si toccano dove non devono, l'analisi delle interferenze (Analyze Interference) te lo dice prima dell'officina. E la distinta non si scrive: si compila dalle proprietà di ogni pezzo (iProperties), con codice, descrizione e materiale. Come si fa bene lo spiego nell'articolo sulla distinta base.
I nomi dei comandi possono cambiare un po' tra le versioni e tra l'interfaccia italiana e quella inglese: tra parentesi trovi il nome inglese.
In 2D e in 3D, fianco a fianco
| Cosa | In 2D | In 3D parametrico |
|---|---|---|
| Il pezzo | Lo disegni vista per vista | Lo modelli una volta |
| Le viste | Le tieni allineate tu | Si ricavano dal modello |
| Una modifica | La ripeti in ogni vista e in ogni tavola | La fai nel modello e arriva ovunque |
| L'assieme | Un altro disegno da tenere coerente | I pezzi montati con i vincoli |
| La distinta | Scritta a mano | Compilata dalle proprietà dei pezzi |
| Le regole del disegno | Le norme ISO | Le stesse |
Dove ci si blocca all'inizio
Pensare per viste invece che per volumi
È il blocco più comune. Apri il programma e cerchi la vista frontale per ricopiarne le linee. Ma in 3D non disegni le viste: costruisci il volume. Prima di toccare il mouse chiediti qual è il blocco di partenza, cosa togli e cosa aggiungi. È il ragionamento di chi lavora il pezzo in officina: si parte dal grezzo e si toglie materiale.
Gli schizzi da vincolare
In 2D una linea è dove la metti, con la sua misura. In uno schizzo la linea si disegna libera e diventa precisa con i vincoli (orizzontale, perpendicolare, concentrico) e con le quote. Finché lo schizzo non è completamente vincolato, alla prima modifica si può deformare. All'inizio sembra lavoro in più; con la pratica diventa il modo più veloce.
Correggere la vista invece del modello
Se una vista non ti torna, la tentazione è sistemarla a mano sulla tavola, come facevi in 2D. Non farlo: il problema è nel modello, e va corretto lì. Una linea aggiunta a mano su una vista, alla prima modifica del pezzo, non torna più.
Le impostazioni sbagliate
Il programma appena installato non sa che lavori in millimetri, con le norme ISO e il metodo E. Se la tavola esce con un altro standard, manca il template: come si imposta lo spiego nell'articolo sui template di Inventor.
Dalla pratica
Quota lo schizzo come quoteresti il pezzo sulla tavola: dalle stesse superfici di riferimento, con le quote funzionali. Così, quando metti in tavola, le quote del modello sono già quelle giuste da mostrare, e una modifica sposta solo quello che deve spostare.
Da dove partire
- Un pezzo che hai già disegnato in 2D. Semplice, che conosci: una piastra con dei fori, una staffa, un albero. Hai già la tavola per confrontare.
- Modellalo con gli schizzi completamente vincolati, quotati dalle superfici che usavi sulla tavola.
- Mettilo in tavola: vista di base, viste proiettate, quote. I passaggi sono nella guida alla messa in tavola con Inventor.
- Confronta le due tavole. Stesse viste, stesse quote? Dove sono diverse, chiediti quale delle due è giusta.
- Cambia una quota nel modello e guarda la tavola che si aggiorna. È il momento in cui capisci cosa ti dà il 3D.
- Poi un piccolo assieme, con due o tre pezzi e le viti.
Se dopo anni di 2D pensi che sia tardi per cambiare modo di lavorare, leggi è troppo tardi per diventare disegnatore?: il ragionamento vale anche qui. Non butti via niente. Aggiungi uno strumento a un mestiere che hai già.
Nel mio percorso, MechMastery, alla lezione 14 configuriamo Inventor e installiamo i miei template, e alla lezione 15 c'è la prima modellazione con la prima tavola. Gli esercizi li mandi a me e te li correggo io. Come funziona il percorso.
Riferimenti
ISO 128, principi generali di rappresentazione. ISO 5456-2, proiezioni ortogonali (metodo E e metodo A). ISO 129-1, quotatura. Sono le stesse regole in 2D e in 3D. Per i comandi: la guida in linea di Autodesk Inventor della tua versione, alle voci su schizzi e vincoli, messa in tavola, analisi delle interferenze e distinta base.
Domande frequenti
Chi disegna in 2D fa fatica a passare al 3D?
All'inizio un po' sì, perché cambia l'ordine del lavoro: prima si costruisce il pezzo, poi si ricavano le viste. Ma le regole del disegno, che sono la parte più lunga da imparare, le conosci già. Il nuovo è il modo di modellare, e si impara con la pratica regolare su pezzi veri.
Posso usare i miei vecchi disegni DWG in Inventor?
Sì: Inventor apre i file DWG e puoi portare la loro geometria 2D in uno schizzo, utile per un profilo complicato. Le linee importate però vanno controllate, vincolate e quotate, perché il modello deve essere guidato dalle quote. Per i pezzi semplici spesso fai prima a ridisegnare lo schizzo.
Con il 3D la tavola 2D non serve più?
In tante officine serve ancora: è il documento con cui si costruisce e si controlla il pezzo, con quote, tolleranze, rugosità e cartiglio. Il modello 3D non la sostituisce: la rende più veloce da fare e sempre coerente con il pezzo.
Cosa vuol dire modello parametrico?
Vuol dire che la forma del pezzo è guidata da quote e vincoli che puoi cambiare. Se nel modello cambi 80 in 90, il pezzo si allunga, e con lui la tavola e gli assiemi che lo usano. Per questo conta come quoti lo schizzo: decide come si comporta il pezzo quando lo modifichi.
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